I trend sono positivi per questo settore che rappresenta quasi il 12% del PIL nazionale e che va a braccetto con l’Automazione. Ma rimangono essenziali la difesa del Made in Italy e il sostegno alla competitività.

Alimentare, Automazione, Abbigliamento, Arredamento. Sono le “4 A” del Made in Italy: le eccellenze dell’industria Italiana grazie alle quali il nostro Paese viene apprezzato in tutto il mondo e che costituiscono i punti di forza del Bel Paese.

Ciascuno di questi settori gioca la sua parte nel sistema economico italiano, ma l’Alimentare è esemplare, visto che il fatturato 2016 di questo settore, da solo, ha rappresentato ben l’11,6% del PIL nazionale, dati della Federazione Italiana dell’Industria Alimentare.

Anche quest’anno il trend si conferma in crescita: la produzione del settore, a luglio, segna un +6,9% rispetto allo stesso mese dello scorso e ha addirittura superato il totale industria posizionandosi ben sopra il +4,4% del grande aggregato industriale nel confronto luglio 2016 su luglio 2017. Ancora, le esportazioni sono cresciute del 7% nel primo semestre di quest’anno.

Per comprendere il ruolo di rilievo dell’Italia in questo settore, bastava fare due passi tra gli stand di Anuga 2017, l’evento dedicato al food&beverage che si è svolto di recente a Colonia. L’Italia era tra i Paesi con la maggior crescita degli espositori dagli anni precedenti e in assoluto il Paese più rappresentato, grazie alle 950 imprese presenti, più della Germania che si è fermata a quota 716.

Tutte queste aziende creano un indotto positivo anche in altri settori correlati dal momento che, accanto alle attività direttamente collegate al settore, emerge un’ampia cerchia di attori interni ed esterni indiretti. Pensiamo, ad esempio, a chi fornisce acqua ed elettricità, oppure a chi produce le macchine automatiche necessarie al confezionamento e al processamento dei prodotti e materie prime o, ancora, a chi produce quadri elettrici destinati a questi impianti. Si potrebbe quasi affermare, ritornando alle nostre “4 A”, che Automazione e Alimentare vadano a braccetto: anche questo settore, come abbiamo visto in questo articolo del nostro blog di Giugno, ha numeri positivi (tra cui l’aumento medio del fatturato del 4,7%).

In questo contesto, bisogna diventare consapevoli delle sfide che rimangono da affrontare, nonostante i trend positivi. La difesa del Made in Italy, è tra le attività più strategiche in corso perché è stato calcolato che il giro d’affari di prodotti contraffatti crea un danno stimato all’Italia di 60 miliardi.

È in questa direzione che si sta dirigendo Federalimentare. Proprio ad Anuga, Cibus, il Salone Internazionale dell’Alimentazione organizzato da Federalimentare e Fiere di Parma, ha presentato lo sportello di primo ascolto contro l’Italian Sounding. Si tratta di una forma di comunicazione ingannevole per il consumatore che attribuisce l’origine italiana ad un prodotto che in realtà non lo è. Purtroppo questa è una pratica molto diffusa all’estero che deve essere contrastata.

“Il desk è la continuazione ideale e legale del percorso di Cibus da sempre a supporto e tutela dell’Authentic Italian – ha osservato Antonio Cellie, Ceo di Fiere di Parma – E’ anche un passo avanti verso la definizione e misurazione dell’Italian Sounding, il quale sarà oggetto di una specifico osservatorio su cui stiamo lavorando con Federalimentare, ICE e Mipaaf per misurare e contrastare il fenomeno in maniera sempre più puntuale ed efficace nei diversi mercati”.

La via legale, sostiene il Presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia, è uno dei metodi più importanti da utilizzare per contrastare l’Italian Sounding insieme al perfezionamento delle piattaforme distributive e al continuo presidio in termini di comunicazione. Inoltre, nel futuro saranno indispensabili degli interventi per incrementare la competitività delle aziende italiane.

“Se molto è stato fatto, non si ignori, però, che resta ancora del lavoro da fare sui consumi interni (con un food social gap tra chi ha i mezzi e chi no ancora troppo ampio) – aggiunge il Presidente- e soprattutto in termini di interventi sul contesto competitivo in cui le aziende italiane del settore operano (burocrazia e costo del lavoro). Solo così potremmo dire di aver sfruttato tutte le opportunità che si stanno presentando sul mercato e di aver portato a casa risultati strutturali”.